Emozioni e Donne al tempo del Covid

Quali emozioni provano LE DONNE e come le manifestano dopo mesi di situazioni precarie, possiamo dire per certi versi, catastrofiche.

La condizione personale certamente cambia e molto anche a seconda degli impegni familiari, professionali, sociali, del livello di benessere, di istruzione, economico.

Se gli attacchi di panico erano un tempo, un episodio, un sintomo sporadico, per gli uomini anche, in questi ultimi mesi di fatica e di pressione psicologica, li hanno sperimentati con maggiore frequenza e anche uomini e giovani. In molti hanno provato dichiarandolo, uno stato di ansia così intenso da rasentare il panico.

Incertezza, dubbi, paura. Pronto soccorso? Eh no, perché il rischio del contagio in ospedale, è stato ed è ancora peggiore della paura di morire con un attacco di cuore (così come a volte viene confuso un attacco di panico).

Che pensieri hanno attraversato la mente, ogni giorno, ogni momento, alla vista dei numeri, dei funerali, delle immagini che la TV ha offerto e continua a farlo (rispetto per la informazione ovviamente) come bollettino dell’ultima ora.

Amici e parenti deceduti, malati, per davvero.

Dibattiti e convegni, forum, news dal mondo, il lockdown: la chiusura della vita sociale, delle attività in genere, delle scuole. La limitazione della libertà, la perdita delle vecchie abitudini. E si ricomincia tutto ciò come da notizia di oggi, dell’ultima ora.

È rimasto cosa, quale attività è piacevole ? Il cellulare, qualche lettura forse, la TV, il cibo, da comprare, da cucinare e inghiottire, a volte utile, come psicofarmaco comunque, per placare un vuoto esistenziale (alimentazione scorretta e mancanza di movimento). L’amore se possibile. Il sonno riparatore, di giornate sconvolte.

I figli sono più a casa, così come mariti, compagni, il lavoro in smart working, se possibile.

Una situazione che se non gestita con fermezza e coraggio, con la speranza di soluzioni pratiche e senso di adattamento, sviluppando la cosiddetta e famosa resilienza, coltivando la speranza, ha portato e porterà molte di queste mamme, donne single, professioniste, ad una condizione di affanno grave e non risolvibile.

Prudenza, ci chiedono, rispetto delle regole sanitarie, per sè stesse e per la famiglia, se c’è.

Un possibilità pratica: incominciare a fare ordine a casa, nei cassetti, buttare il vecchio, si, liberarsi del superfluo, vestirsi. Ordine interiore anche, riorganizzare la propria vita.

Oppure no, rimanere in pigiama, in tuta, comoda e calda, a letto, sul divano, perché arrivano i primi freddi, tanto chi mi vede, mangio quando ho fame, o devo cucinare per forza? Faccio la spesa on line, oppure esco solo per le provviste. Mi trucco per la videoconferenza, ma no, che cosa importa, faccio respirare la pelleI capelli, ma chi mi vede, ci andrò dopo dal parrucchiere quando tutto finisce.

I giorni, i mesi sono passati, quasi quasi è un anno dal primo giorno di allarme vero, manca poco. La solitudine, poi, una sensazione con cui convivere che attanaglia uomini e donne.

 Il senso di solitudine, lo sconforto per via della limitazione della libertà, che appare quando la morte, la paura della morte governa giovani, single, separate, divorziate, vedove e anziane.

La domanda allora è: cosa ci ha insegnato tutto questo, come convivere con una condizione mai ipotizzata? Altro che fine del mondo. Fine della libertà di movimento, sì, ma non di pensiero, non di sperimentare e riconoscere e dare un nome alle emozioni positive, non di affermazione di sé, di assertività.

Libertà rinnovata invece di mostrare il proprio dentro, di farsi valere, manifestare talenti, esprimere la propria opinione.

Quando potremo mettere un punto, ossia chiudere il cerchio e riappropriarci della nostra vita di sempre, quella che chiamavamo normale che comunque ci piaceva nonostante tutto? Organizzare di nuovo le feste, i matrimoni, battesimi, comunioni, cene, riunioni tra amici, di lavoro, viaggi e spostamenti in genere, senza pensare a come, quando e se sarà il caso.

Ci sarà mai una possibilità nuova e più vantaggiosa riguardo alla convivenza, al volersi bene, a rispettarsi? Ad ascoltare i bisogni altrui?

I bambini che sopportano il peso di ciò che non possono capire e cambiare? I numerosi ragazzi violenti che popolano le nostre strade? La rabbia, il disagio manifestato a pugni?

Durante il lockdown sono state 5.031 le telefonate valide al 1522, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto 2.013 (+59%). E l’incremento non è attribuibile necessariamente a maggiore violenza ma alle campagne di sensibilizzazione che hanno fatto sentire le donne meno sole in questo momento particolare (comunicato stampa ISTAT).

Quanto vivere forzatamente insieme ha fornito un contributo alla coppia, alla famiglia, al ritrovarsi, o comprendere che quel rapporto, quella storia, era già finita da tempo e nessuno dei due se ne era mai accorto? O approfittare della vicinanza per abbracciarsi e parlarsi.

Quali risorse usare, dunque, come sopravvivere al nuovo mondo che stiamo vivendo.

La risposta non è da manuale, piuttosto è cercare, ritrovarsi, valorizzarsi, curarsi.

Ossia mai abbandonarsi e trascurare le proprie necessità: dentro e fuori.

ll COVID ci insegna più che mai a rispettarsi.

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