Stress: dipende da te

Stress, fatica, che noia… sono stanco, non ne posso più, preoccupazioni, obiettivi cancellati, speranza di risolvere programmi nemmeno a parlarne, il paese è in rovina.

Stress vuol dire pressione, ansia prolungata, senso di obbligo, adattamento a situazioni anche molto scomode, persino dolorose, come certi studi mostrano. Vuol dire farsi andare bene ciò che umanamente non sopportiamo, e così poi si manifestano i sintomi e i vari disagi, a livello fisico, psicologico ed emotivo. Cause sono le frustrazioni, aspettative non realizzabili: promesse false e non mantenute. Qualcuno continua a negare la pericolosità del virus, altri difendono tesi negazionistiche, banale influenza, dicono, strumentalizzazioni, mentre le persone non sanno a chi dare retta.

Andiamo avanti tutti noi di questi tempi, da mesi veramente, senza sapere quando, come e perché. Chi vede il bicchiere mezzo pieno e spera, in una rinascita, in una riscossa dell’essere umano, un miglioramento, una tregua del contagio, e chi invece lo vede mezzo vuoto il bicchiere.

Drammatizza fino all’avvilimento di se stesso e dei suoi familiari. A volte purtroppo non ci sono proprio i mezzi economici per poter sorridere un po’. Ora non è più solo appannaggio degli adulti avvilirsi e non avere speranza, no purtroppo anche dei ragazzini, dei giovani, di coloro che nonostante lo sforzo di studiare in una maniera del tutto nuova, e anche a volte frustrante per impreparazione ( a volte…) di chi dirige e per difficoltà di adattamento, perché a tanto impegno non trova un giusto premio, considera inutile il lavoro fatto, nullo se non del tutto inefficace. Pressioni dei genitori, studia mi raccomando! Basta di fare il fannullone… insegnati esigenti, ore al computer, alla play station come svago, fughe dalla realtà, mentre i compagni sono lontani, zero socialità, almeno fino a pochi giorni fa.

Comunque anche la scuola, così come ogni aspetto della vita quotidiana, prende un’altra faccia, cerca e non trova soluzioni adeguate alla emergenza provocata inevitabilmente dal virus. Gestire le emozioni? Ma se nemmeno so che cosa sto provando, è tutto nuovo, come dare un nome a certe sensazioni mai sperimentate prima. Come accogliere le lamentele, anzi la sfiducia dei propri collaboratori? Anche a volte la disperazione di chi sta per essere licenziato. Cosa gli racconto io che sono il capo?

La cassa integrazione chi la deve pagare? Arriverà e quando? Internet funziona e non funziona, collegamenti incerti, riunioni saltate, la salute un grande pensiero, ogni sintomo una allerta. Mamme sotto pressione continua, tra lavoro, affari domestici, figli da seguire. Pranzo cena, colazione, spesa, lava, stira, con l’ausilio a volte sì a volte no dei compagni, mariti. Licenziamenti e bollette, tasse sempre da pagare. E la TV che propone incessantemente immagini cruente, massaggi cardiaci sbattuti in prima pagina, pazienti moribondi a faccia in giù nella terapia intensiva e inconsapevoli di essere ripresi ovviamente, loro sì che diventano personaggi più famosi di Brad Pitt, è il film più gettonato dalla morbosità umana. Quelli stanno là (un pensiero rassicurante invade la mente) e io meno male, sono a casa mia, in buona salute, e dubitando anche circa la veridicità di certi filmati e statistiche sui malati e morti. Fosse comuni, bare, ovunque e in ogni dove.

Cortei militari a sfilare come in una parata di guerra, senza avere quei poveracci, l’onore dei nomi dei caduti. Il milite ignoto? Un banale rappresentante rispetto a tutto ciò, perché la guerra, un’altra guerra, è forse solo cominciata, dentro e fuori di noi. I medici si affannano, a mostrarsi protetti, insieme agli operatori sanitari, mentre i virologi comunicano ognuno per conto proprio, verità parziali o non concordate, e ad ogni istante, nei più trash dei talk show. Alcuni rassicurano e altri allarmano. Solo che ora io ho deciso: non esco più, almeno mi proteggo, non spendo soldi, risparmio carburante, tempo, non mi stresso, non ne ho voglia, anzi ho paura del contagio, così resto a casa, tanto mi ci sono abituato. Così il pensiero di molti. Mentre state leggendo come vi sentite? Provate a decodificare i vostri sentimenti, pensieri, emozioni, la fisiologia del vostro corpo, e le immagine che producete.

Quindi bisogna essere consapevoli che la gestione della propria vita, quella dei figli, dei bambini (che diventano spugne inconsapevoli del malessere di questo mondo faticoso) dei collaboratori, familiari, è nelle mani di ognuno di noi.

Cominciare anche con poco: un po’ di movimento, sport, sana alimentazione, frugale e adeguata, pensieri positivi, coltivare la speranza, dormire, solo documentari e musica. Aiutare chi non ha. Poiché possiamo avere il ruolo, anzi, il privilegio di essere: o untori di ansia, di negatività, oppure contagiare in modo benefico, positivo davvero, attraverso azioni concrete, parole buone e rassicuranti, facendoci largo nel mare magnum della comunicazione inefficace e confusa, contraddittoria. Quindi infine, sta a noi, vedere e far vedere il bicchiere mezzo pieno.

 

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